La pianificazione internazionale del refarming della banda 700 e il suo impatto sul settore televisivo italiano

Il refarming della banda 700, necessario per il rilascio delle frequenze a favore dei servizi di telefonia mobile, introdurrà una vera e propria rivoluzione nel settore televisivo terrestre: le emittenti, oltre ad avere uno spazio frequenziale ridotto su cui trasmettere i propri canali, dovranno anche tener conto del divieto di pianificare o assegnare frequenze non internazionalmente coordinate; tutto questo inciderà ulteriormente sulla quantità di risorsa spettrale da poter utilizzare per la televisione terrestre di ciascun Paese.

La propagazione delle frequenze oltre i confini nazionali infatti, comporta la necessità di stabilire degli ‘accordi di coordinamento’ tra Paesi confinanti o vicini che condividano la stessa area di propagazione delle frequenze (denominata area di buffer). Tali accordi, finalizzati ad evitare che le trasmissioni di una nazione possano causare interferenze alle trasmissioni veicolate da un altro Stato, stabiliscono che la stessa frequenza possa essere utilizzata da un solo operatore appartenente ad uno dei due Paesi

L’introduzione di tale divieto quindi, se da un lato eviterà dispute con i Paesi confinanti, dall’altro causerà un ulteriore riduzione del numero delle frequenze che saranno disponibili dopo il refarming della banda 700.

Tuttavia, grazie al lavoro svolto congiuntamente dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Agcom nei negoziati internazionali, il settore televisivo italiano ha ottenuto 14 frequenze: un numero destinato ad aumentare grazie all’adozione del nuovo standard trasmissivo DVB-T2 con sistema di codifica HEVC.